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Stress Ossidativo CSOx

Rassegna Stampa – Stress Ossidativo CSOx Centro all’avanguardia…

Stress Ossidativo CSOx

Stress Ossidativo CSOx

 

Stress Ossidativo CSOx . Studiarlo per capire come prevenirlo e combatterlo potrebbe aprire vie nuove e rivoluzionarie nella medicina. A Villa Margherita, la casa di cura di Arcugnano, opera il CSOx, Centro per lo studio e la cura dello stress ossidativo , un “unicum” in Italia, voluto e creato dal dott. Giampietro Nordera, primario neurologo, per approfondire scientificamente e affrontare clinicamente il vasto ambito, appunto, dello stress ossidativo e delle sue ricadute fisiopatologiche.

Direttore è lo stesso dott. Nordera. responsabile scientifico è il prof. Ottavio Bosello docente universitario, geriatra e nutrizionista. Lo staff è, inoltre, composto dalla neurologa dott.ssa Manuela Pilleri, dal cardiologo Gian Marco Mosele, dal laboratorista dott. Andrea Bolner. Sono clinici esperti, i quali studiano e quantificano il bilancio ossidativo in condizioni normali e in svariate condizioni patologiche, come l’invecchiamento e l’attività fisico-sportiva.

La mission del CSOx è proprio quella di quantificare, curare e, se possibile, prevenire situazioni di stress ossidativo patologico, utilizzando gli indicatori laboratoristici per proporre corretti stili di vita, un’adeguata attività fisica, un’alimentazione controllata e un potenziamento della barriera antiossidante.

Ma cos’é lo stress ossidativo?. “E’ la conseguenza – spiega il prof. Bosello – dell’azione dannosa esercitata da una eccessiva quantità di radicali liberi sulle cellule e sui tessuti, una condizione che influisce sui meccanismi di invecchiamento e può innescare patologie di tipo cronico-degenerativo, inducendo un progressivo decadimento fisico e una serie di pericolose malattie”. Alla base lo stile di vita. Alimentazione e attività fisica rappresentano fattori di rischio ma anche armi importanti nel contrastare lo stress ossidativo. Ma andiamo più nel dettaglio.

Il termine stress ossidativo o “squilibrio Redox” indica l’insieme delle alterazioni che si producono nei tessuti, nelle cellule e nelle macromolecole biologiche quando c’è una abnorme esposizione ad agenti ossidanti. L’effetto è costituito da alterazioni metaboliche, che possono portare alla morte cellulare. A loro volta, i radicali liberi sono il prodotto di reazioni chimiche fisiologiche che utilizzano l’ossigeno. Sono molecole particolarmente reattive e altamente instabili che cercano di ritornare allo stato di equilibrio sottraendo ad altri atomi vicini l’elettrone necessario per pareggiare la propria carica elettromagnetica. Questo meccanismo dà origine ad ulteriori nuove molecole instabili, innescando una reazione a catena che, se non mantenuta entro valori “fisiologici”, può danneggiare le strutture cellulari.

L’attività fisica a livello estremo,  l’inquinamento ambientale e molte sostanze farmacologiche possono essere cause di sofferenza cellulare contro le quali l’organismo risponde con l’incremento di produzione dei radicali liberi.
 Esiste, quindi, una varietà di radicali che, se presenti in quantità eccessiva, diventano tossici per l’organismo e causano, come detto, l’invecchiamento e la morte della cellula. Una delle più importanti teorie chiamate a spiegare il processo di invecchiamento è proprio la “teoria dei radicali liberi”, proposta da Harman nel 1950. Essa suppone che la perdita di funzione cellulare età-correlata derivi dall’accumulo di questi radicali, a cui si associano ossidazione lipidica, ossidazione proteica e modificazioni ossidative a livello nucleare. Il danno causato è visto come fondamentale nel determinare la durata della vita, anche se alcuni scienziati optano per la teoria dell’“invecchiamento programmato”, in cui la senescenza è vista come la destinazione finale di un percorso evolutivo. Fondamentali sport e dieta. Il legame tra sport e stress ossidativo è proporzionale all’intensità dell’attività fisica.

Un corretto programma di attività fisica oppure un razionale allenamento muscolare genera un aumento moderato e di breve durata di radicali liberi, che può attivare meccanismi utili alla cellula per adattarsi e proteggersi dallo stress e migliorare le difese immunologiche dell’organismo. La dieta contribuisce in modo sostanziale all’insorgenza di molteplici malattie, specie degenerative, ed ai processi di invecchiamento. Una dieta corretta e con adeguato apporto calorico può esercitare un’efficace prevenzione, riducendo la produzione di radicali liberi e contrastandone gli effetti. Tra le sostanze alimentari che potenziano la barriera antiossidante ci sono alcune vitamine (C ed E), numerosi scavenger vegetali (carotenoidi, flavonoidi, fenoli) ed altre molecole di basso peso molecolare e meccanismo di azione solo parzialmente noto (quercitina, catechine, licopene, luteina, zeaxantina).

“La nostra ricerca – spiega il dott. Nordera – punta ad individuare quelle alterazioni che non sono riconoscibili dagli esami di laboratorio. Una nuova via prevede l’uso di alcuni integratori dove i farmaci si sono rivelati inefficaci. La speranza è di arrivare a trattamenti in grado di contrastare le malattie neuro-vegetative”. “Abbiamo in corso 5-6 progetti – spiega il prof. Bosello – anche per capire in quale misura lo stress ossidativo possa influire sul Parkinson e su altre patologie. Si è visto che l’alimentazione può modificare questo tipo di stress. In particolare si è notato come possa essere attenuato da un estratto di papaya essiccata e fermentata. Uno dei nostri studi punta a spiegare scientificamente quali siano i meccanismi che producono questi benefici. C’è un’azienda giapponese che la commercializza in tutto il mondo ma che non sa dare spiegazioni. Noi ci vogliamo arrivare come cerchiamo pure di capire il ruolo che può avere il microbioma, la parte genetica di quell’insieme di batteri che vivono nell’intestino in simbiosi con l’organismo e condizionano lo stato di salute, nella relazione che pare ci sia, come sostengono molti ricercatori, fra cervello ed intestino”.

28-02-2017 Il Giornale di Vicenza

Articolo-CSOx

Stress Ossidativo CSOx

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I video del 4º Convegno sullo Stress Ossidativo

Video Stress Ossidativo nuove acquisizioni in Fisiopatologia, clinica e terapia

Video riassuntivo del 4º Convegno sullo stress ossidativo, organizzato dal Centro Stress Ossidativo della Casa di Cura Villa Margherita di Arcugnano, Vicenza il 17 settembre 2016.

Congresso dedicato alla discussione dei più recenti approfondimenti di questo importante fenomeno metabolico e sulle sue ricadute fisiopatologiche e cliniche e, di conseguenza, sulle patologie a esso correlate.

 

Le video-interviste ai relatori:

Sindaco di Arcugnano – Dott. Paolo Pellizzari

Fisiopatologia e clinica dello stress ossidativo – Prof. Ottavio Bosello

Esercizio fisico e stato Redox – Dr. Giampietro Nordera

Microbioma e innovazione. Dr.ssa Barbara Simionati

Malattia di Parkinson e stato Redox. Dr.ssa Manuela Pilleri 

Microbioma, inflammaging e longevità. Prof. Claudio Franceschi

Riabilitazione neurologica e stato Redox nella M. di Parkinson. Dr. Daniele Volpe

Risonanza Quantica Molecolare e Stato Redox. Ing. Gianantonio Pozzato

Obesità, restrizione calorica e stato Redox. Dr.ssa Angiola Vanzo

NanoVi Technology nella risposta ossidativa. Dr. Hans Eng

CREDITS: Video gentilmente realizzati da Meetab

SLIDE – IVº CONVEGNO STRESS OSSIDATIVO

slide stress ossdiativo

Le slide del IVº convegno scientifico sullo stress ossidativo.

 

Fisiopatologia e clinica dello stress ossidativo.  Ottavio Bosello (Università di Verona)

Ruolo del Laboratorio nella diagnostica e nel monitoraggio dello stato Redox.

A. Bolner (Villa Margherita – Vicenza)

Microbioma e innovazione. Barbara Simionati (BMR Genomics – Padova)

Esercizio fisico e stato Redox. GP. Nordera. (Villa Margherita – Vicenza)

Malattia di Parkinson e stato Redox. Revisione della letteratura e contributo di Villa Margherita. M. Pilleri (Villa Margherita – Vicenza)

Dieta Mediterranea e stress ossidativo nella Malattia di Parkinson.  N. Veronese (Università di Padova)

LETTURA MAGISTRALE

Microbioma, inflammaging e longevità. C. Franceschi (Università di Bologna)

Obesità, restrizione calorica e stato Redox .  A. Vanzo (ULSS 6 – Vicenza)

Riabilitazione neurologica e stato Redox nella Malattia di Parkinson. D. Volpe (Villa Margherita – Vicenza)

Malattia di Parkinson, stress ossidativo ed effetti di un estratto di papaya.

A. Bolner (Villa Margherita – Vicenza)

Progetto Yango e Stato Redox. L. Zoppelletto (Meetab – Vicenza)

Risonanza Quantica Molecolare e Stato Redox. G. Pozzato (Telea-Vicenza)

NanoVI Technology nella risposta ossidativa. GP. Nordera (Villa Margherita – Vicenza)

Organizzazione logistica del CSOx. (video) F. Nordera (Villa Margherita – Vicenza)

Abstract: STRESS OSSIDATIVO nuove acquisizioni in Fisiopatologia, clinica e terapia.

Congresso-Stress-ossidativo

ABSTRACT

Fisiopatologia e clinica dello stress ossidativo.

Ottavio Bosello (Università di Verona)

Le specie reattive dell’ossigeno (ROS) si formano prevalentemente, ma non esclusivamente, a livello del mitocondrio. In condizioni normali, ciascuna cellula produce radicali liberi tramite vari processi, il più importante è il ciclo della fosforilazione ossidativa, cruciale per la produzione di energia sotto forma di ATP. Come conseguenza di questo ciclo metabolico, viene costantemente formato anione superossido, quale naturale sottoprodotto della respirazione mitocondriale. I radicali liberi reagiscono facilmente con una qualsiasi molecola si trovi in loro prossimità (carboidrati, lipidi, proteine, acidi nucleici) danneggiandola e spesso compromettendone la funzione.

Reagendo con altre molecole, hanno la capacità di autopropagarsi trasformando i loro bersagli in radicali liberi e scatenando così reazioni a catena che possono provocare estesi danni nella cellula.

Oltre che cruciale fonte di energia cellulare: ATP, la produzione mitocondriale di ROS è fonte di attivazione dei programmi trascrizionali che promuovono la differenziazione cellulare, modulando l’espressione genica. I ROS attivano i sistemi di difesa, leucocitario e immunologico e, aspetto cruciale, attivano i sistemi antiossidanti endogeni.

Quando la produzione di ROS è particolarmente elevata o i sistemi di difesa non sono efficaci, può configurarsi uno stato di stress ossidativo, cioè uno stato di sbilancio pro-ossidante. In queste condizioni vi è rischio elevato di danni cellulari e subcellulari (gli stessi mitocondri), senescenza cellulare, malattie età correlate, morte cellulare, tumori.

Il mantenimento di uno stato di stress ossidativo sostiene una serie di danni età-dipendente che innescano percorsi di risposta allo stress. La generazione dei ROS che viene attivato da questi meccanismi è, di solito, gestita dai sistemi antiossidanti cellulari. Con il progredire dell’invecchiamento, la generazione dei ROS sfugge, pur parzialmente, al controllo dai sistemi antiossidanti: inizia a configurarsi la tossicità dai ROS causando danni significativi che potrebbero costituire la base del coinvolgimento dei ROS nelle malattie età-dipendenti, che tendono a manifestarsi nella seconda metà della vita.

 

 

 

Ruolo del Laboratorio nella diagnostica e nel monitoraggio dello stato Redox.

A. Bolner (Villa Margherita – Vicenza)

Il Laboratorio riveste un ruolo fondamentale negli studi sullo stress ossidativo che si fondano su analisi volte a valutare l’entità del potenziale ossidante nei fluidi corporei, plasma ed urine principalmente, l’efficacia dei meccanismi di contrasto e l’evidenza di alterazioni molecolari conseguenti ad un eventuale sbilanciamento tra essi. L’analisi diretta dei radicali liberi dell’ossigeno e dell’azoto (ROS e RNS) è particolarmente difficile: abbastanza frequente è perciò il ricorso al dosaggio dei radicali liberi mediante determinazione indiretta.

Fanno parte della barriera antiossidante numerose classi molecolari, talune ad attività enzimatica ed altre non enzimatica. Tra queste si distinguono due classi di antiossidanti: endogeni, fisiologicamente presenti ed esogeni, introdotti con la dieta.

Oltre ai metodi proposti per valutare la capacità antiossidante ematica nella sua totalità, numerosi metodi cromatografici consentono di analizzare singolarmente molte tra le principali componenti della barriera.

Fors’anche più utile della valutazione del rapporto tra potere ossidante ed antiossidante nei liquidi corporei è l’individuazione e la determinazione dei marcatori di danno. L’eccessiva produzione di radicali liberi dell’ossigeno e dell’azoto non contrastata da un’efficace barriera antiossidante, infatti, può essere causa di alterazioni molecolari ossidative a carico di tutte le classi di macromolecole biologiche, con conseguenti inevitabili effetti a livello di funzioni cellulari, di organi e tessuti.

Il processo di ossidazione delle proteine comporta, ad esempio, l’introduzione di nuovi gruppi funzionali che possono contribuire ad alterarne funzione e metabolismo.

L’attacco dei ROS, in particolare del radicale idrossile, sugli acidi nucleici può anche essere causa di mutazioni attraverso la modificazione di specifiche basi azotate e rottura della doppia elica del DNA.

Anche i fosfolipidi di membrana e i trigliceridi nelle LDL sono molecole molto suscettibili all’attacco radicalico: gli idroperossidi e le aldeidi che ne originano possono essere utilizzati come marcatori di danno nel comparto lipidico.

Il Laboratorio analisi, grazie a pannelli mirati di indagini biochimiche, può dunque svolgere un ruolo determinante nella comprensione dei meccanismi molecolari patogenetici e nell’apprezzamento dei miglioramenti inducibili nei pazienti attraverso idonei interventi clinici.

 

Microbioma e innovazione.

Barbara Simionati (BMR Genomics – Padova)

L’intervento introduce al mondo del microbioma con alcune informazioni di base (essendo io la prima a parlare rispetto all’altro intervento):

– Cos’è?

– Cosa fa?

– Come si forma?

– Perchè ci interessa?

Dando risposta a queste domande, verrà data evidenza della rivoluzione scientifica in corso e della sua portata.

– Come si studia?

– Quale futuro?

Ci si focalizzerà su cosa ha reso possibile questa rivoluzione, le innovazioni alla base, la tecnologia di sequenziamento e come si analizza un microbioma in particolare, e le prospettive che si intravedono per il prossimo futuro.

 

Esercizio fisico e stato Redox.

GP. Nordera (Villa Margherita – Vicenza)

L’attività fisica stimola la produzione endogena delle specie reattive dell’ossigeno (ROS) a livello dei mitocondri e anche da parte di mediatori dell’infiammazione. Un esercizio regolare porta ad aumento di antiossidanti endogeni, che sono in grado di neutralizzare i radicali liberi.

L’attività aerobica ad intensità moderata o ad intensità medio-elevata ha un effetto preventivo sulle malattie degenerative del cervello (M. di Parkinson – M. di Alzheimer), nella patologie cardio-vascolari, nelle malattie metaboliche (diabete – dislipidemia) e in alcuni tumori (cervello – polmone). L’intensità, la frequenza e la durata settimanale dell’attività aerobica per ottenere un effetto preventivo o migliorativo possono essere di grado moderato o intenso e sono consigliate in tutte le fasce d’età.

  

 

Malattia di Parkinson e stato Redox. Revisione della letteratura e contributo di Villa Margherita 

M. Pilleri (Villa Margherita – Vicenza)

Lo stress ossidativo è uno dei meccanismi implicati nella patogenesi della malattia di Parkinson.

Lo sbilanciamento tra la produzione di radicali liberi e le capacità antiossidanti delle cellule attiva una cascata che porta all’alterazione della funzionalità cellulare e alla formazione di aggregati intracellulari di alfasinucleina. Alcuni indicatori dello “stress” cellulare possono essere dosati nel sangue e nelle urine. Presso il nostro centro è in corso uno studio per valutare la correlazione tra i markers biologici di degenerazione cellulare e gli aspetti clinici che caratterizzano la malattia di Parkinson ed i parkinsonismi. I dati preliminari, su un pull di 250 pazienti consecutivi affetti da malattia di Parkinson, indicano una correlazione tra i livelli di alcuni markers biologi di degenerazione (p.es la 8OHdesosissiguanisina) e la severità della malattia.

 

Dieta Mediterranea e stress ossidativo nella Malattia di Parkinson.

S. Maggi (CNR – Padova) N. Veronese (Università di Padova) 

La malattia di Parkinson (PD) è la seconda malattia neurodegenerativa più comune, affliggendo quasi un milione di Americani. In un vasto studio longitudinale una più stretta aderenza alla dieta mediterranea è risultata associata ad una più bassa incidenza di PD.

Il tema del più appropriato intervento dietetico nella PD è di grande importanza, soprattutto per le frequenti interazioni tra macronutrienti (in particolare proteine) e farmaci. Allo stesso tempo in trials randomizzati controllati, diete a basso introito proteico non sono risultate appropriate per controllare i sintomi dei pazienti affetti da PD, suggerendo che altri regimi dietetici più completi dovrebbero essere presi in considerazione.

In questo contesto, la dieta mediterranea potrebbe essere utile nelle persone affette da PD. Questo regime dietetico, infatti, ha un basso apporto di proteine (in particolare animali) che la rendono ideale per questi pazienti. Inoltre, peculiare rispetto ad altri regimi dietetici, la dieta mediterranea  ha molti effetti pleiotropici, in particolare su infiammazione e stress ossidativo, che sembrano essere coinvolti nella patogenesi della PD. Infine, la dieta mediterranea sembra promuovere anche un buona composizione del microbiota intestinale che, a sua volta, potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella patogenesi della PD.

In questa presentazione, esporrò l’evidenza corrente riguardo al ruolo dello stress ossidativo e delle alterazioni del microbiota nell’insorgenza della PD ed il possibile ruolo della dieta mediterranea nel migliorare questi due aspetti che sembrano essere alla base dell’insorgenza di questa malattia.

 

 

LETTURA MAGISTRALE

Microbioma, inflammaging e longevità

C. Franceschi (Università di Bologna) 

 

 

Obesità, restrizione calorica e stato Redox

A. Vanzo (ULSS 6 – Vicenza) 

L’obesità è considerata una condizione cronica associata ad elevata morbilità e mortalità precoce Recentemente, tra i molti meccanismi etiopatogenetici e fisiopatologici invocati, si è posta particolare attenzione agli effetti conseguenti allo stress ossidativo.

Studi epidemiologici, clinici e sperimentali hanno dimostrato che l’obesità è associata ad alterazioni dello stato redox e aumento del rischio metabolico. Lo stress ossidativo potrebbe svolgere un ruolo causale nello sviluppo dell’obesità, stimolando la deposizione di tessuto adiposo bianco e alterando l’assunzione di cibo. E’ stato anche dimostrato che l’obesità può, di per sé, indurre stress ossidativo sistemico.

Diversi meccanismi sono stati proposti per spiegare il maggiore stress ossidativo nei soggetti obesi: tra essi, alterazione dei livelli di lipidi e metabolismo glucidico, infiammazione cronica, disfunzione tissutale, iperleptinemia e anormale produzione post-prandiale di ROS.

Stress ossidativo sistemico e infiammazione sono anche fattori chiave nella patogenesi delle malattie correlate all’obesità, tra cui aterosclerosi, insulino-resistenza, diabete di tipo 2 e tumori.

Esistono, per contro, studi preliminari che documentano che la restrizione calorica (RC) e la perdita di peso indotte dalla dieta sono in grado di modificare lo stato redox in soggetti obesi con o senza patologia correlata.

Tra gli effetti positivi della riduzione del peso in individui obesi, i più documentati sono la diminuzione del danno ossidativo e dell’infiammazione. La perdita di peso ottenuta tramite dieta ipocalorica influenza la produzione di ROS, come indicato da specifici marcatori di stress ossidativo e proteine coinvolti nei processi ossidativi mitocondriali correlati. Inoltre, le funzioni metaboliche migliorano con la riduzione dello stress ossidativo, come evidenziato da un aumento dei livelli di adiponectina e da una migliore funzionalità epatica.

L’effetto della Restrizione Calorica (RC) sullo stress ossidativo è stato finora descritto ma con modalità che non hanno consentito evidenze significative. Abbiamo pertanto avviato uno studio in pazienti con diagnosi di obesità in cui si vuole studiare quali siano gli effetti della RC sui marcatori di danno ossidativo a maggiore specificità nonché significative correlazioni tra indicatori convenzionali di alterazioni metaboliche e indici specifici di stress ossidativo.

 

  

Riabilitazione neurologica e stato Redox nella Malattia di Parkinson.

D. Volpe (Villa Margherita – Vicenza)

La riabilitazione negli ultimi anni sta dando sempre maggiori evidenze in termini di efficacia, neuroprotezione e neuroplasticità.

Recentemente alcuni studi hanno evidenziato che un intervento riabilitativo mirato sembra avere un effetto sulla neurogenesi. Restano ancora da definire alcuni aspetti della riabilitazione quali la durata, l’intensità, la quantità, la tipologia degli interventi riabilitativi).

E’ noto che l’esercizio motorio aerobico ha un effetto positivo sullo stato REDOX ma a tutt’oggi non vi sono evidenze sugli effetti dell’esercizio aerobico nelle persone con M. di Parkinson. verranno presentati i dati preliminari di uno studio sugli effetti di un intervento riabilitativo intensivo sullo stato REDOX in pazienti con M. di Parkinson e verranno discusse alcune interpretazioni sui risultati dello studio.

 

Malattia di Parkinson, stress ossidativo ed effetti di un estratto di papaya

A. Bolner (Villa Margherita – Vicenza)

Lo stress ossidativo è una condizione tipica di numerose patologie, comprese quelle neurodegenerative. Nella malattia di Parkinson i fenomeni ossidativi interessano tipicamente i neuroni dopaminergici della substantia nigra mesencefalica: pur essendo poco probabile che lo stress ossidativo rappresenti l’evento primario del processo patologico degenerativo, appare ormai certo come esso partecipi in modo sostanziale alla progressione del danno. L’individuazione di interventi in grado di prevenire o diminuire l’entità dello sbilancio redox ed i conseguenti danni ossidativi a carico delle macromolecole cellulari è di cruciale importanza. Sulla base dell’analisi di alcuni marcatori di stress ossidativo, è stato possibile dimostrare l’efficacia di una supplementazione con integratore alimentare a base di papaya bio-fermentata nel contrasto dello sbilancio redox e nella neuroprotezione nella malattia di Parkinson.

 

 

Progetto Yango e Stato Redox.

L. Zoppelletto (Meetab – Vicenza) 

L’esperienza del progetto Yango (programma di ringiovanimento metabolico) e la verifica sperimentale dell’effetto sinergico degli integratori antiossidanti. È esposto il percorso che dalle prime prove che hanno suggerito i benefici dell’uso di integratori antiossidanti sinergici sugli sportivi, hanno portato ad esperimenti in vitro sui neuroni e a verifiche su malati di Parkinson.

 

Risonanza Quantica Molecolare e Stato Redox.

G. Pozzato (Telea-Vicenza) – DV. Roccatagliata (Villa Margherita – Vicenza)

la teoria atomica ipotizza che la materia non è continua ma discreta cioè concentrata in particolari strutture chiamate atomi.

Una scoperta derivante da sperimentazioni con raggi alfa ha mostrato che praticamente tutta la materia occupa uno spazio piccolissimo il cosiddetto nucleo atomico composto da particelle subatomiche: protoni e neutroni.

Attorno al nucleo ci sono altre particelle subatomiche, gli elettroni, con massa piccolissima (massa a riposo 1836 volte inferiore alla massa a riposo dei protoni) che occupano uno spazio enorme rispetto al nucleo. Gli elettroni, insieme ai protoni e ai neutroni, sono componenti degli atomi e, sebbene contribuiscano alla massa totale dell’atomo per meno dello 0,06%, ne caratterizzano sensibilmente la natura e ne determinano le proprietà chimiche: il legame chimico covalente si forma in seguito alla condivisione di elettroni tra due o più atomi. L’’elettrone è inoltre responsabile della conduzione della corrente elettrica e del calore.

Un’altra scoperta importante del secolo scorso è stata la fisica quantistica: prevista da questa teoria e poi confermata sperimentalmente è stata la scoperta che anche l’energia come la materia è discreta ed è trasmessa in pacchetti discreti chiamati quanti (fotoni nel caso di onde elettromagnetiche). Utilizzando questi quanti di energia noi in Telea siamo riusciti a creare una nuova tecnologia: la QMR Technology, la quale permette di trasferire energia ai tessuti ed alle cellule senza creare danno in quanto la temperatura raggiunta non raggiunge mai i 50°C, temperatura limite per la sopravvivenza delle cellule e tessuti biologici. Si è perciò si è potuto “orientare” queste radiazioni in modo da dare effetti particolari di stimolazione cellulare tali da abbracciare parecchi campi della medicina e chirurgia.

La QMR technology trasferisce energia ai tessuti biologici per mezzo di campi elettrici variabili ad alta frequenza con uno spettro di frequenze tali da entrare in risonanza con le molecole costituenti le cellule, soprattutto con le strutture proteiche.

In chirurgia la QMR technology permette di effettuare tagli e coaguli a temperatura inferiore ai 50°C evitando di provocare il danno termico, ottenere tempi di recupero brevi, minor ospedalizzazione, minor problemi nel post-operatorio, minor utilizzo di farmaci e possibilità del chirurgo di avvicinarsi a tessuti delicati come le terminazioni nervose. Quindi, minor costo di degenza e maggior sicurezza per il paziente e per il chirurgo.

In medicina con QMR technology si stimolano un effetto rigenerativo sui tessuti attivando un “massaggio cellulare” – la cellula si deforma momentaneamente fino a che si applica energia e poi ritorna nel suo stato normale.

Si possono trattare patologie come ARTROSI, CERVICALGIE, LOMBO-SCIATALGIE, TRAUMI MUSCOLARI, PERIARTRITI, RIZOARTROSI, ERNIE DISCALI, ecc..

Si è dimostrato l’efficacia di questa tecnologia nel trattare le ulcere venose e le cefalee tensive e la patologia dell’occhio secco

 

NanoVI Technology nella risposta ossidativa.

GP. Nordera (Villa Margherita – Vicenza) – H. Eng (ENG3 Corporation – USA)

 

La Tecnologia NanoVi, attraverso un potenziamento della risposta ossidativa è in grado di antagonizzare l’effetto aggressivo dei radicali liberi.

Sono stati valutati 10 pazienti affetti da M. di Parkinson che durante il ricovero a Villa Margherita (8-10 giorni durata media) hanno utilizzato per 20 minuti al giorno la Tecnologia NanoVi.

Sono stati valutate sia la risposta clinica che le eventuali modifiche dei principali indici di stress ossidativo.

 

 

 

Organizzazione logistica del CSOx. (video)

F. Nordera (Villa Margherita – Vicenza) Ore 16.00

Un breve filmato illustrerà gli aspetti logistici e il percorso diagnostico per la gestione dello stress ossidativo all’interno della clinica. Come creare un percorso diagnostico per studiare e curare lo stress ossidativo.

 

STRESS OSSIDATIVO nuove acquisizioni in Fisiopatologia, clinica e terapia.

stress ossidativo nuove acquisizioni

Stress Ossidativo nuove acquisizioni

Sabato 17 settembre 2016 presso la Sala Convegni della Casa di Cura Villa Margherita si terrà la IVª edizione del ciclo di convegni sullo stress ossidativo.

Razionale

All’interno delle cellule del nostro organismo vi sono degli organuli chiamati mitocondri, dove si svolge l’utilizzo cellulare dell’ossigeno, fenomeno indispensabile per la vita. Questa raffinata via metabolica genera delle molecole instabili, i cosiddetti radicali liberi. Queste molecole, dotate di un elettrone spaiato, devono recuperare l’equilibrio elettronico, per cui reagiscono con altre dando così origine a nuove specie instabili. Se questo fenomeno è particolarmente intenso e le difese antiossidanti dell’organismo sono insufficienti a mantenere lo stato di equilibrio, può configurarsi una situazione di stress ossidativo.

L’organismo è comunque organizzato per utilizzare i radicali liberi, che possono assumere importanti ruoli fisiologici nell’espressione del DNA, nel sistema delle difese atte a combattere batteri e virus e per stimolare le funzioni immunitarie.

La natura ci ha dotato di sistemi di antiossidanti endogeni capaci di contrastare l’azione dei radicali liberi. D’altro canto vi sono i sistemi esogeni, quali vitamine e antiossidanti, che vengono assunti con gli alimenti.

Quando lo stress ossidativo è prolungato e le varie difese, endogene ed esogene vengono superate, si possono manifestare pericolose alterazioni cellulari, da cui possono derivare molteplici patologie, specie di tipo cronico-degenerativo. Tra l’altro, vengono favoriti e accelerati i meccanismi di invecchiamento, in qualche modo correlati con la patogenesi delle malattie età-correlate, compresi i tumori.

Questo convegno vuole portare all’attenzione e alla discussione i più recenti approfondimenti sulle ricadute fisiopatologiche e cliniche dello stress ossidativo e, di conseguenza delle patologie a esso correlate. Particolare attenzione sarà dedicata all’importanza dell’alimentazione e dell’attività fisica, le quali possono essere sia cofattori di rischio sia armi importanti nel contrastare i danni da stress ossidativo, nell’intento di tracciare vie innovative nella prevenzione e nel trattamento di molteplici stati morbosi, specie di tipo neurodegenerativo, e in ultima analisi per favorire un invecchiamento in salute.

Un nuovo protagonista è apparso nella scena fisiopatologica dello stress ossidativo: il microbiota. Saranno discusse alcune recenti osservazioni che ne dimostrano uno straordinario ruolo cruciale nella vita del nostro organismo.

 Programma

  • Fisiopatologia e clinica dello stress ossidativo.  O. Bosello (Università di Verona)
  • Ruolo del Laboratorio nella diagnostica e nel monitoraggio dello stato Redox. A. Bolner (Villa Margherita – Vicenza)
  • Microbioma e innovazione. B. Simionati (BMR Genomics – Padova)
  • Esercizio fisico e stato Redox. GP. Nordera (Villa Margherita – Vicenza)
  • PKD e stato Redox. Revisione della letteratura e contributo di Villa Margherita. M. Pilleri (Villa Margherita – Vicenza)
  • Dieta Mediterranea e stress ossidativo nel PKD. S. Maggi ( CNR – Padova) N. Veronese (Università di Padova)
  • Lettura Magistrale Microbioma, inflammaging e longevità.  C. Franceschi (Università di Bologna)  –Moderatore: G. Crepaldi (CNR – Padova)
  • Obesità, restrizione calorica e stato Redox. A. Vanzo (ULSS 6 – Vicenza)

  • PKD, riabilitazione neurologica e stato Redox. L’esperienza di Villa Margherita. D. Volpe (Villa Margherita – Vicenza)

  • Malattia di Parkinson, stress ossidativo ed effetti di un estratto di papaya. A. Bolner (Villa Margherita -Vicenza)

  • Progetto Yango e stato Redox. L. Zoppelletto (Meetab – Vicenza)

  • Risonanza Quantica Molecolare e Stato Redox. G. Pozzato (Telea-Vicenza) DV. Roccatagliata (Villa Margherita – Vicenza)

  • NanoVi Technology nella risposta ossidativa. GP. Nordera (Villa Margherita – Vicenza) – H. ENG (ENG3 Corporation -USA)

  • Organizzazione logistica del CSOx. F. Nordera (Villa Margherita – Vicenza)

Partner

L’evento è realizzato con il contributo non condizionato di Named S.p.A., Meetab S.r.lPetitPharma S.r.l. DNA22 S.n.c e Telea Electronic Engineering S.r.l.

 

Modalità di iscrizione

Il convegno è a partecipazione gratuita. L’iscrizione è ad un numero chiuso di massimo 90 partecipanti con crediti ecmCODICE ECM 4366 – 170098 CREDITI 8.

Per iscriversi compilare on-line la scheda di iscrizione.

Gli Abstract del Convegno sullo Stress Ossidativo

Abstract-Stress-ossidativo 

Stato redox e stress ossidativo. Interpretazione fisiopatologica e significato clinico.

Bosello (Università di Verona) ore 10.00

Le specie reattive dell’ossigeno (ROS) si formano prevalentemente a livello del mitocondrio. I ROS hanno potenzialità dannosa verso altre molecole: per questo l’organismo attiva vari sistemi di difesa antiossidante per tenere lo stato redox in equilibrio. Il Metabolismo mitocondriale costituisce una fonte di energia cellulare sotto forma di ATP. Vi sono evidenze che i mitocondri sono anche degli hubs critici, conferendo a questi organelli un ruolo chiave delle attività cellulari. Il metabolismo ossidativo mitocondriale svolge anche un ruolo causale nei programmi di differenziazione cellulare.

Quando la produzione di ROS è particolarmente elevata o i sistemi di difesa non sono efficaci, può configurarsi uno stato di stress ossidativo, cioè uno stato di sbilancio pro-ossidante. In queste condizioni vi è rischio elevato di danni cellulari e subcellulari (gli stessi mitocondri), senescenza cellulare, malattie età correlate, morte cellulare, tumori. Infatti, I ROS generati all’interno dei mitocondri possono retroagire e danneggiare direttamente il mtDNA e altri componenti mitocondriali. I ROS possono anche danneggiare il DNA nucleare, che porta alla attivazione del tumour suppressor p53. La modificazione ossidativa di alcune proteine può essere un importante fattore di invecchiamento. Suggestive, in questo senso la “Mitochondrial Free Radical Theory of Aging” e le varie ipotesi di rischio tumorale.

Si assiste oggi a consumi elevati di supplementi e integratori, ma l’evidenza sugli effetti di beta-carotene, vit A e vit E su mortalità, insorgenza di malattie e qualità della vita non giustifica l’uso degli integratori antiossidanti quando non esistono carenze nutrizionali. Vi sono dimostrazioni scientifiche di un ruolo carcinogeno degli antiossidanti, specie in soggetti a rischio di cancro, come i fumatori o i pazienti con BPCO.

 

 

Caratteristiche biochimiche e valore diagnostico degli indicatori bioumorali di stress ossidativo.

Bolner (Villa Margherita – Vicenza) ore 10.20

 

L’attacco dei radicali liberi dell’ossigeno (ROS), in particolare del radicale idrossile, sui nucleotidi del pool citoplasmatico o direttamente sugli acidi nucleici nucleari (nDNA) e mitocondriali (mtDNA) può causare mutazioni, delezioni ed anche perdita d’integrità della doppia elica con conseguenti possibili gravi effetti citotossici e cancerogenici.

Tra i numerosi marcatori molecolari di danno ossidativo del DNA, il nucleoside 8-idrossi-deossiguanosina (8-OHdG) è quello maggiormente studiato a causa delle numerose patologie nelle quali è stata dimostrata la sua elevazione. Il danno ossidativo del DNA è contrastato dai meccanismi di riparazione i cui prodotti, che si riversano nei liquidi extra-cellulari, permettono di valutarne l’avvenuta attivazione e di stimarne l’efficacia.

La presenza della 8-OHdG nei liquidi extracellulari dipende dalla rapidità con cui il DNA viene rimodellato (turnover) e dall’entità e velocità con cui si instaurano apoptosi e necrosi: poiché queste vie metaboliche risultano alterate in numerose patologie (ora accelerate, ora rallentate), è importante che la concentrazione della 8-OHdG sia espressa in funzione di un parametro in grado di “misurare”, o almeno “stimare”, la velocità del turnover.

A tale scopo viene determinata la concentrazione extracellulare del corrispondente nucleoside non alterato, la 2-desossi-guanosina (2dG): questo dosaggio offre anche il vantaggio di stimare in quale misura venga attivata una delle due vie di biosintesi dei nucleotidi, quella di recupero metabolico o di salvage.

Il rallentamento del recupero dagli spazi extracellulari della 2dG, della conseguente formazione citoplasmatica del nucleotide deossi-guanosin-trifosfato (dGTP) e del suo assemblaggio nella catena del DNA, indirizzano il nucleoside 2dG verso la via catabolica con formazione di xantina e conseguentemente di acido urico. Il dosaggio nelle urine di quest’ultimo, insieme alla 2dG, pur condizionato anche da altri fattori fisiologici e metabolici, permette di stimare quale sia la direzione prevalente delle vie metaboliche che interessano i nucleosidi purinici.

L’analisi di 8-OHdG, 2dG ed acido urico nei liquidi extracellulari permette, pertanto, di abbozzare il quadro complessivo del turnover del DNA e di stimare, per induzione, la capacità di risposta dell’organismo alla sua alterazione ossidativa.

 

 

Attività motoria, stato redox e stress ossidativo. Dove finisce il beneficio e quando iniziano

i danni da stress.

Giampietro Nordera (Villa Margherita – Vicenza) ore 10.40

 

L’attività fisica stimola la produzione endogena delle specie reattive dell’ossigeno (ROS) a livello dei mitocondri e anche da parte di mediatori dell’inflammazione. L’esercizio aumenta la produzione di ROS anche nei neutrofili e nei macrofagi attivati, negli endoteli dei vasi sanguigni e da stimolo delle catecolamine. Un esercizio regolare porta ad aumento di antiossidanti endogeni, che sono in grado di neutralizzare i radicali liberi.

Il meccanismo con cui i ROS attivano l’espressione e l’attività degli enzimi antiossidanti è molto complesso. L’esercizio fisico è una lama a doppio taglio: se praticato strenuamente provoca stress ossidativo e danno cellulare, ma se praticato con moderazione, aumenta l’espressione di enzimi antiossidanti: l’esercizio fisico, pertanto, deve essere considerato un antiossidante.

L’aumento dei ROS indotto dall’attività fisica può avere effetti deleteri e/o benefici. L’esercizio produce i ROS e se questi sono utili o dannosi per la salute dipende dalla concentrazione dei ROS, dalla durata dell’esposizione ai ROS e dallo stato di allenamento dell’individuo. Un singolo esercizio ad elevata intensità porta a forti aumenti di ROS, che non possono essere neutralizzati dagli antiossidanti endogeni, specie se il soggetto non è allenato. Ciò si traduce in danni ossidativi anche gravi, tra cui astenia muscolare e affaticamento, mutazioni del DNA, perossidazione lipidica, alterazione mitocondriale e apoptosi/necrosi cellulare. Soggetti allenati hanno un più elevato livello di adattamento e meno rischi per la salute. I ROS prodotti durante un esercizio fisico regolare aumentano continuamente il livello di adattamento al fine di migliorare la capacità antiossidante, la biogenesi mitocondriale, la sensibilità all’insulina, la citoprotezione e la capacità aerobica del muscolo scheletrico.

In conclusione, vi è progressiva evidenza che i ROS hanno effetti sia positivi che negativi sull’attività delle cellule. Gli effetti deleteri quali la riduzione della forza e maggiore atrofia muscolare sembrano verificarsi in particolare dopo un intenso, non regolare esercizio fisico, mentre un regolare allenamento ha effetti positivi sui processi cellulari che portano ad una maggiore espressione di antiossidanti. Queste molecole forniscono la migliore protezione da ROS durante successivi allenamenti.

La produzione di ROS indotta dall’esercizio può anche essere un segnale importante di adattamento delle cellule muscolari all’attività fisica.

Tuttavia, una dieta integrata con antiossidanti esogeni quali vitamine sembra contrastare gli effetti benefici dell’esercizio fisico nell’uomo.

Per quanto rigurda gli effetti dell’attività fisica sul rischio di mortalità, è stata osservata un’associazione a U tra pratica del jogging e mortalità. La mortalità più bassa è risultata tra gli amanti del jogging praticato a livelli leggeri, mentre un’intesità moderata rivela un tasso di mortalità più elevato, ma ancora inferiore a quello del nonjoggers sedentari. Coloro i quali praticano il jogging ad alta intensità rivelano un tasso di mortalità praticamente uguale a quello dei sedentari.

 

 

Tecnologie NanoVi™. L’impatto sullo stress ossidativo.

U. Caddeo (DNA 22 – Bologna) ore 10.50

 

La tecnologia NanoVi ™ orienta i ROS come molecole di segnalazione Redox, aumentando la quantità di ossidanti condizionati ad essere messaggeri secondari Redox. In questo modo, non si produce la formazione di ossidanti, di radicali liberi, e per ciò di stress ossidativo, ma si attiva la risposta ossidativa, quindi, la produzione di ATP mitocondriale, e quindi la produzione di energia intracellulare, l’attivazione dei meccanismi di DNA – repair e delle heat shock proteins e di protezione cellulare.

Quindi, le stesse molecole che produrrebbero, se depositate in eccesso, lo stress ossidativo nella cellula, sono, grazie alla tecnologia NanoVi ™, creatrici della segnalazione Redox e dello stimolo di produzione energetica rigenerante nella cellula stessa. Queste segnalazioni molecolari sono trasmesse attraverso altissime velocità di comunicazione di entanglement quantistico quindi, come visto precedentemente, attraverso un processo di eccimerizzazione, per ciò di informazione quantistica, e di stabilizzazione per la alta velocità orbitale esterna, e quindi di superconduttività.

Si tratta del processo di Quantum Redox o di Redoxomica Quantica. La tecnologia NanoVi ™, attraverso la sequenza e l’equilibrio della risposta ossidativa delle molecole di segnalazione Redox, che porta all’eccimerizzazione degli atomi stessi, contribuisce alla formazione dei Meta-State, come passaggio dalla materia biochimica alla espressione quantistica

della materia organica, creando un bagaglio di energia in equilibrio tra materia vivente densa e effetti quantici della fisiologia e della salute. La funzione della segnalazione Redox, costituisce per ciò l’attivazione, la propagazione e la trasformazione in meta-state, come energia luminosa biofotonica, delle molecole dell’organismo. Le molecole di segnalazione Redox, grazie anche al contributo della tecnologia NanoVi ™, evitano il blocco delle informazioni, favorendo così le “decisionalità”, “l’intenzionalità” e quindi la “propensionalità” delle funzioni goal.

 

 

Stress ossidativo e patologia neurodegenerativa.

Manuela Pilleri (Villa Margherita – Vicenza) ore 11.20

 

La malattia di Parkinson e la malattia di Alzheimer sono le più frequenti malattie neurodegenerative.

Pur essendo entità patologiche molto diverse molto diverse per quanto riguarda il quadro clinico, il quadro anatomopatologico e i sistemi neuronali coinvolti, queste due patologie hanno in comune alcuni elementi.

In entrambi i casi la noxa patogena primaria che innesca il processo degenerativo è sconosciuta , mentre i meccanismi patogenetici che portano alla degenerazione e poi alla morte delle cellule coinvolte sono stati almeno in parte identificati.

La degenerazione cellulare è associata alla deposizione di inclusioni cellulari, placche amiloidi e aggregati neurofibrillari nella malattia di Alzheimer e aggregati di sinucleina (corpi di Lewy) nella malattia di Parkinson.

Le evidenze scientifiche indicano che lo stress ossidativo contribuisce alla disfunzione delle cellule neuronali, che promuove l’aggregazione anomala di proteine e l’ossidazione del DNA e porta alla degenerazione cellulare. A sua volta, la presenza di aggregati proteici innesca la reazione infiammatoria della microglia, che contrinuire a mantenere e incrementare il danno ossidativo.

Lo studio dei markers dello stress ossidativo offre nuove prospettive alla ricerca sulle patologie degenerative del sistema nervoso e allo sviluppo di nuovi approcci terapeutici.

 

 

Risonanza quantica molecolare. Tecnologia e possibili applicazioni cliniche.

Pozzato (Telea – Vicenza) ore 11.30

 

La innovativa tecnologia RQM permette di trasferire energia ai tessuti ed alle cellule senza creare danno in quanto la temperatura raggiunta non raggiunge mai i 50°C, limite per la sopravvivenza delle cellule e tessuti biologici. Si è potuto così “orientare” queste radiazioni in modo da dare effetti particolari di stimolazione cellulare tali da abbracciare parecchi campi della medicina e chirurgia.

La RQM trasferisce energia ai tessuti biologici per mezzo di campi elettrici variabili ad alta frequenza con uno spettro di frequenze (brevetti TeleaE.E.) tali da entrare in risonanza con le molecole costituenti le cellule, soprattutto con le strutture proteiche.

In medicina queste particolari radiazioni della RQM stimolano un effetto rigenerativo sui tessuti attivando un “massaggio cellulare” – la cellula si deforma momentaneamente fino a che si applica energia e poi ritorna nel suo stato normale. In chirurgia la RQM permette di effettuare tagli e coaguli a temperatura inferiore ai 50°C evitando di provocare il danno termico, caratteristico dei tradizionali elettrobisturi. Questo permette di ottenere tempi di recupero brevi, minor ospedalizzazione, minor problemi nel post-operatorio, minor utilizzo di farmaci e possibilità del chirurgo di avvicinarsi a tessuti delicati come le terminazioni nervose con la sicurezza di uno strumento molto preciso e delicato sulle strutture biologiche, con minor costo di degenza e maggior sicurezza per il paziente e per il chirurgo.

La RQM viene utilizzata per la cura di patologie come artrosi, cervicalgie, lombosciatalgie, traumi muscolari, periatriti, rizoartrosi, etc.

La Risonanza Quantica Molecolare è una teoria fisica moderna che ha “adottato” questa teoria per implementare una tecnologia (la RQM) utilizzata in tutti i propri dispositivi medici. In campo chirurgico è stato sviluppato il bisturi elettronico a RQM “VESALIUS”. In campo medico è stato sviluppato il REXONAGE con i suoi derivati Q-Physio per terapie muscolo-scheletriche ed il REXONAGE2 per la terapia estetica.

Sicurezza Biologica: tutti i dispositivi medici di Telea sono muniti di studi di sicurezza presso le Università, indicanti i test di sicurezza sulle cellule e tessuti biologici: i dispositivi progettati e prodotti dall’azienda Telea non inducono, con i test effettuati, meccanismi di danno cellulare. Pubblicazioni sono riscontrabili presso il sito www.teleamedical.com, con filmati comprovanti l’efficacia e la validità della tecnologia RQM.

 

 

Stress ossidativo e patologia cardiovascolare.

Gian Marco Mosele (Villa Margherita – Vicenza) ore 11.40

 

Lo stress ossidativo è una condizione patologica causata dalla rottura dell’equilibrio fisiologico, in un organismo vivente, fra la produzione e l’eliminazione, da parte dei sistemi di difesa antiossidanti, di specie chimiche ossidanti. Le specie reattive dell’ossigeno (ROS: reactive oxygen species) rappresentano prodotti del normale metabolismo ossidativo cellulare. In molti casi la produzione di specie chimiche ossidanti è secondaria all’evento patogeno primario, l’innesco delle reazioni a catena da parte delle specie reattive può però facilmente contribuire ad aggravare un danno in atto. Una aumentata formazione di ROS e/o una riduzione delle difese antiossidanti si riscontrano in svariate condizioni patologiche. I ROS normalmente vengono utilizzati per i processi di signaling cellulare, in condizioni particolari possono tuttavia indurre modificazioni ossidative di biomolecole quali proteine, lipidi e acidi nucleici. In queste condizioni, le ROS fungono sia da semplici difese dell’ospite, sia da segnali in grado di avviare programmi genetici responsabili della risposta al danno. Ulteriori meccanismi che conducono alla iperproduzione di ROS comprendono la generazione di lipoproteine ossidate a bassa densità (oxLDL) in corso di ipercolesterolemia e di prodotti di glicosilazione in corso di iperglicemia. Nelle malattie di natura aterotrombotica l’iperproduzione di ROS è responsabile sia delle fasi iniziali che del mantenimento del processo patologico, svolgendo un ruolo cardine nel processo di rottura acuta di placca e nella conseguente risposta trombotica. Gli effetti lesivi dell’attacco ossidativo si esplicano con vari meccanismi, che convergono innanzitutto nell’alterare la compartimentazione subcellulare del calcio ionico. La principale fonte di ROS a livello vasale è rappresentata dalla NADPH ossidasi. Evidenze cliniche suggeriscono che nel processo aterosclerotico questo enzima sia iperattivato. L’ossido nitrico (NO), potente molecola ad azione vasodilatatrice e antiaggregante, riveste un ruolo cardine nell’omeostasi endoteliale. In particolare, tra i processi emergenti alla base delle patologie vascolari sono annoverati lo squilibrio tra segnali ROS-mediati e NO-mediati. L’NO può essere considerato un potenziale antiossidante per la sua capacità di ridurre altre molecole. Al contrario, in presenza di O2-, l’NO è rapidamente inattivato a perossinitrito, potente ossidante. La funzione endoteliale “normale” è determinata principalmente dall’equilibrio tra NO, che induce vasodilatazione, e perossinitrito, che induce reazioni ossidative provocando ulteriore danno. Lo stress ossidativo potrebbe giocare un ruolo chiave nella disfunzione endoteliale attraverso la modulazione della bioattività di NO poiché contribuisce al metabolismo rapido di quest’ultimo mediante inattivazione da parte dell’ossigeno molecolare (O2).

La disfunzione endoteliale è un marker di aterosclerosi e si associa ad aumentato stress ossidativo, che sembra essere il principale responsabile della disfunzione endoteliale. Un ampio numero di evidenze supporta la relazione tra NOX e disfunzione endoteliale in presenza di fattori di rischio per aterosclerosi, quali ipertensione arteriosa, diabete mellito e ipercolesterolemia. Fenomeni di stress ossidativo sono inoltre responsabili della stimolazione nelle cellule miocardiche del processo di apoptosi, quale quello che si verifica ad esempio in corso di scompenso cardiaco. Nei soggetti con malattia coronarica l’aumentata inattivazione dell’NO indotta da O2- potrebbe contribuire alla disfunzione endoteliale. Il ripristino della circolazione sanguigna in un tessuto dopo un periodo di ischemia, si accompagna a condizioni di stress ossidativo che possono produrre danno tissutale di notevole entità.

Le evidenze attualmente disponibili supportano il ruolo dell’aumentato stress ossidativo nell’eziopatogenesi della malattia vascolare su base aterotrombotica. Può essere tuttavia fuorviante pensare allo stress ossidativo come l’origine di tutti i processi patologici nei quali si manifesta, mentre è certamente più sensato vederlo come uno degli anelli, spesso uno dei più importanti, di una catena più o meno lunga di eventi.

 

 

Antiossidanti e Nutraceutici – Caratteristiche e meccanismo d’azione nella prevenzione e nel trattamento dello stress ossidativo

Lorenzo M. Donini (Università La Sapienza di Roma) ore 12.20

 

Il mondo dell’integrazione e dei nutraceutici è popolato da sostanze (integratori, supplementi, nutraceutici, novel food, etc) con caratteristiche diverse e che possono svolgere funzioni differenti. Esistono tre tipologie di sostanze ad azione nutraceutica: integratori «veri» (che integrano carenze di nutrienti fino a consentire di raggiungere un apporto adeguato), integratori ad azione farmacologica (nutrienti somministrati a dosaggi soprafisiologici e che pertanto hanno un’azione farmacologica) e sostanze «estranee» al nostro organismo che esplicano un’azione farmacologica.

Il consumo di integratori è aumentato costantemente dagli anni 70’ al punto che, il loro consumo va considerato nelle indagini alimentari. Le motivazioni al consumo sono tra le più varie (“maggiore energia”, prevenzione di malattie, miglioramento di performance funzionali o cognitive), ma spesso i possibili effetti collaterali (tossicità da sovradosaggio, interferenza con altri nutrienti, variazioni della biodisponibilità) sono sottovalutati.

La stragrande maggioranza dei consumatori e dei tecnici ritiene che gli integratori siano “inevitabilmente” sicuri utilizzando sostanze fisiologiche (vitamine, sali minerali per lo più) oltretutto proposte spesso come “naturali”. In realtà sempre più spesso sono segnalati casi di tossicità (beta-carotene e rischio di tumore del polmone in soggetti fumatori).

L’uso di supplementi può “giustificare” comportamenti alimentari errati: uno spostamento dell’attenzione dagli alimenti ai supplementi può diminuire l’impatto dei messaggi relativi all’efficacia di un corretto stile di vita per il mantenimento dello stato di salute.

Infine un uso efficace dei supplementi (se c’è un’indicazione al loro uso) presuppone adeguata adesione da parte dei pazienti. Buona parte dei consumatori di integratori lo fa in maniera discontinua e disorganizzata.

Gli effetti che vengono cercati nei singoli nutrienti somministrati come integratori sono quelli che sono stati evidenziati in alcuni modelli alimentari, risultati correlati ad effetti positivi sullo stato di salute. Di fatto però è l’intero pattern alimentare responsabile di questi effetti più dei singoli nutrienti. L’interazione tra tutte le sostanze (nutrienti e non) è responsabile degli effetti positivi eventualmente riscontrati.

Da qui la necessità, come nel caso della dieta mediterranea, di valutare la dieta nella sua globalità considerando che i singoli alimenti possono avere un’azione sinergica o antagonista e che molti degli effetti positivi sono associati alla contemporanea assunzione di differenti alimenti funzionali tipici del modello alimentare mediterraneo, parte integrante di una “healthy diet”.

 

 

Stressor, stress e qualità della vita.

M.Bateni (Villa Margherita-Vicenza) ore 14.20

 

L’esposizione affronterà il tema delineando una definizione di stress , le correlazioni che esso ha con la qualità della vita e l’importanza delle caratteristiche personali nell’affrontare gli eventi stressanti .Si evidenzierà inoltre come la capacità cognitiva permetta di elaborare strategie operative nell’affrontare le emozioni e gestire al meglio gli eventi stressanti limitando l’insorgere delle malattie e aumentando la qualità della vita intesa come equilibrio tra mente corpo e ambiente .

 

 

Obesità e stress ossidativo.

G.Tognana (Villa Margherita-Vicenza) ore 14.40

 

L’intervento intende affrontare il tema dell’obesità con speciale riferimento al legame tra questa malattia e lo stress ossidativo. L’obesità è una malattia cronica con origini multifattoriali e può essere definita come un accumulo di grasso corporeo. Il tessuto adiposo, però, non è solo un deposito organico di trigliceridi, ma produce anche delle sostanze bioattive chiamate adipokine. Tra queste alcune hanno una funzione infiammatoria come IL-6 , altre , come la leptina, regolano l’assunzione calorica e il peso. Le adipokine inducono però la produzione di ROS (reative oxygen species), che generano stress ossidativo. Visto che il tessuto adiposo è l’organo dove vengono prodotte adipokine e queste generano ROS, il tessuto adiposo può essere considerato un fattore di generazione di stress ossidativo a livello sistemico. In tale contesto attenzione particolare è riservata ai DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) e tra questi al BED (Binge Eating Disorder). Il BED, inteso come una malattia psichiatrica distinta del DSM 5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder 5th Edition), è stato oggetto di interesse e di ricerca in ambito accademico-scientifico. Tra i DCA è il più comune: i dati del World Health Organization Mental Survey Study, studio condotto su una popolazione di 24.124 adulti di paesi di reddito medio e alto, hanno mostrato un range di prevalenza lifetime di 0.8-1.9%. E’ stato rilevato, inoltre, che la quota di diagnosi di BED è molto elevata anche tra i pazienti affetti da obesità, con prevalenza di 3.3-5.5%. Le questioni cui si è accennato hanno sollecitato il mondo scientifico a individuare buone pratiche che possano contribuire alla soluzione del problema.

 

 

Dati sperimentali e clinici a favore dell’attività motoria nelle malattie neurodegenerative.

Volpe (Villa Margherita-Vicenza) ore 15.00

 

Le malattie neurodegenerative con l’allungamento della vita media sono in costante aumento con un trend verso un significativo incremento nei prossimi anni. La Riabilitazione nelle malattie neurodegenerative negli ultimi anni stà dando sempre di più una forte evidenza in termini di promozione della neuroprotezione, neuroplasticità e neurogenesi. Infatti recdentemente vi sono dati sperimentali e clinici che promuovono l’attività fisica nelle malattie neurodegenerative. L’attività motoria aerobica è quella che sembra essere indicata in quanto tra le varie funzioni promuove una riduzione dello stress ossidativo. In particolare l’attività motoria di tipo aerobico induce un aumento degli agenti antiossidanti e una riduzione della perossidasi lipidica indicando con ciò l’importanza dell’attività fisica anche anche nell’età avanzata. Inoltre l’esercizio fisico sembra migliorare le funzioni mitocondriali nella corteccia cerebrale e nel cervelletto con un riverbero sulla plasticità mitocondriale. A tutt’oggi rimane ancora da definire la quantità, la durata e l’intensità dell’attività fisica giusta per promuovere un equilibrio sullo stress ossidativo.

 

 

Effetti antiossidanti della microalga Athrospira platensis. Applicazioni cliniche.

Pavan (Microlife-Padova) ore 15.20

 

La Spirulina essiccata possiede un ottimo profilo nutrizionale: accumula fino al 70% proteine (superiori di altre proteine vegetali), contiene tutti gli aminoacidi essenziali, in particolar modo leucina, valina e isoleucina. Sono proteine altamente assimilabili perchè la cellula manca di parete cellulosica. Essendo una fonte di fenilalanina ed è sconsigliata nei pazienti affetti da fenilchetonuria. Un’altra controindicazione è per i pazienti con patologie autoimmuni in quanto induce una significativa attivazione, positiva in soggetti sani, del sistema immunitario.

Il contenuto lipidico rappresenta circa il 9% in peso, la metà sono acidi grassi (principalmente omega-6) di cui il 49% è GLA. Una dose da 20 g di Spirulina soddisfa le esigenze giornaliere di vitamine B1, B2 e B3 oltre a fornire B6, B9, C, D, A e vitamina E. È una fonte di potassio, calcio, rame, ferro, magnesio, manganese, fosforo, selenio e zinco. La Spirulina non è considerata una fonte di B12. Contiene molti pigmenti  tra cui beta-carotene, zeaxantina, clorofilla-a, xantofilla, echinenone,  oltre alle caratteristiche ficobiliproteine ed in particolare la ficocianina.

La ficocianina è una proteina a marcata attività antiossidante ed antinfiammatoria che rappresenta fino al 20% del peso della biomassa secca, funge da scavenger di radicali liberi inclusi idrossili e perossili e inibisce la formazione di ROS. Come attività antinfiammatoria la ficocianina inibisce citochine proinfiammatorie come TNF-a, sopprime l’espressione della COX-2 e diminuisce la produzione di prostaglandina E2. Il suo cromoforo, la ficocianobilina, ha dimostrato di saper inibire la NADPH ossidasi attraverso un suo metabolita. L’integrazione di Spirulina nell’alimentazione può prevenire varie patologie correlate con una iperattività di questo enzima. Uno studio recente ha confermato che la spirulina è clinicamente efficace nel gestire i sintomi da rinite allergica grazie anche alla sua attività antinfiammatoria e antiossidante.

L’aumento delgli studi clinici su Spirulina negli ultimi anni e l’innalzamento degli standard degli stessi ha confermato la positiva azione di Spirulina su diversi marker di stress ossidativo come i livelli di MDA e idroperossidi; migliora parametri come vit.C,  GSH, GST e attività della SOD. Questi e numerosi altri studi dimostrano l’attività antiossidante e antinfiammatoria della Spirulina.

 

 

Il microbiota Intestinale e la nuova nutraceutica: una ricetta per la “Brain Nutrition”

Marotta (Texas Women University – USA) ore 16.10

 

Aree una volta ritenute separate come la neurologia, l’endocrinologia, l’immunologia e la microbiologia con i loro organi correlati, cervello, ghiandole, intestino cellule immunitarie e microbiota, è oramai noto come facciano in realtà parte di un continuum e vadano considerate nella loro pur complessa interfacciabilità.

Su questa infatti si pone il sistema globale di omeostasi del nostro organismo che opera attraverso una fitta rete di molecole messaggero che includono neurotrasmettitori, neuro peptidi, ormoni e citochine. Diversi membri del nostro micron iota sono per esempio in grado di produrre neurotrasmettitori: l’ Escherichia e lo Streptococcus possono produrre norepinefrina e serotonina mentre il Lactobacillus e il Bifidobacterium possono produrre GABA e acetilcolina.

Un incremento locale e sistemico di citokine pro-infiammatorie, ad esempio, Il-1β e Il-6 ed alterati livelli di 5-HT determinano l’ attivazione del sistema ipotalamo- pituitario-adrenergico (HPA) con produzione di corticotrophin releasing factor che a sua volta, è incrementato nella risposta allo stress attivando ulteriore disregolazione di neuropeptidi che influenzano l’umore, i comportante menti e, sul lungo termine, anche innescano meccanismi di neurodegenerazione. Il nostro gruppo ha prodotto dei lavori in ambito di intervento con probiotici e con alcuni nutraceutici a tal riguardo in modelli sperimentali.

Recenti studi di metagenomica, metatranscrittomica e metabolomica stanno apportando nuove conoscenze su come microorganismi enterici giochino un ruolo rilevante nella stessa metabolomica cerebrale e su componenti quali ansia, depressione e neuro protezione, potendone sospettare nel prossimo futuro un loro posto entro una terapia integrata di “nutrizione cerebrale”. Esiste anche una pletora di fitonutrienti con azioni interessanti sulla neuro protezione e si tratta per lo più di studi in vitro o sull’animale. Il nostro gruppo che ha il merito di aver portato da solo in Italia oltre 12 anni fa uno specifico e brevettato fermentato di papaya (FPP), ha tuttavia recentemente collaborato ad uno studio clinico su pazienti affetti da Alzheimer dimostrandone la significativa efficacia nell’abbattere lo stress ossidativo, tipico di questa popolazione. Attualmente sta conducendo un ulteriore studio che ha come oggetto alcuni markers di rischio vascolare che sono condivisi anche con patologie neurodegenerative. Del tutto recentemente, un autorevole gruppo di studio neurologico ha apportato ulteriori significativi spunti osservando come questo fermentato (FPP) abbia migliorato non solo lo stress ossidativo ma anche una importanti variabili cliniche, il motor score della Unified Parkinson Disease Rating Scale ed il daily living performance. Parametri peggiorati alla sospensione del trattamento. Questo dato pone il promettente razionale di una benefica “ritaratura” della terapia standard con un globale miglioramento.

 

 

Ozonoterapia e stress ossidativo.

Guido Giugni (Policlinico San Marco – Venezia) ore 16.30

 

L’ossigeno ozono terapia si basa sulla somministrazione di una miscela gassosa di O2-O3 a scopo medicale. L’ozono è una molecola costituita da 3 atomi di ossigeno estremamente instabile e reattiva, è un gas incolore, irritante caratterizzato da un odore pungente, con un emivita di 40 minuti ad una temperatura di 20° c. La sua azione farmacologica terapeutica segue il principio dell’ormesi: efficace per dosaggi medio-bassi, lesivo per dosaggi alti. Viene somministrato al paziente per via infusiva, iniettiva, topica, insufflattiva. Negli anni si è individuato un range di utilizzo che va da 10 microgrammi / ml fino a 50 microgrammi / ml per uso sistemico e fino a 80 microgrammi / ml per uso topico. Un effetto sistemico si ottiene con la via infusionale (Autoemoterapia maggiore) e per via insufflattiva. In entrambi i casi l’ozono agisce da pro-farmaco reagendo con gli acidi grassi polinsaturi (pufa) presenti nei liquidi biologici e portando alla produzione di H2O2 e Lipoperossidi (LOPS) che attivando vie metaboliche e biochimiche cellulari specifiche sono responsabili dell’effetto terapeutico dell’ozono. 1) Maggiore cessione di ossigeno ai tessuti ischemici per aumento sia del 2,3 difosfoglicerato negli eritrociti , sia del NO prodotto dalle cellule endoteliali; 2) incremento delle difese immunitarie attraverso la via del fattore di trascrizione nucleare NfkB; 3) potenziamento dei sistemi antiossidanti per attivazione del fattore di trascrizione Nrf2. Nel trattamento dello stress ossidativo l’ozonoterapia si può tranquillamente integrare per la sua sicurezza ed efficacia con gli approcci farmacologici, fitoterapici, alimentari, comportamentali più usati per un migliore benessere dei pazienti.

 

 

Aspetti logistici e percorso diagnostico per la gestione dello stress ossidativo (video).

Federico Nordera (Villa Margherita – Vicenza) ore 16.50

 

Un breve filmato illustrerà gli aspetti logistici e il percorso diagnostico per la gestione dello stress ossidativo all’interno della clinica. Come creare un percorso diagnostico per studiare e curare lo stress ossidativo.

Congresso Stress Ossidativo

Congresso STRESS OSSIDATIVO dal laboratorio alla clinica

Congresso Stress OssidativoCongresso Stress Ossidativo dal laboratorio alla clinica

Manca pochissimo alla 3ª edizione del ciclo dei Convegni Scientifici sullo stress ossidativo organizzati nella Casa di Cura Villa Margherita di Arcugnano (Vi). L’appuntamento è per sabato 12 settembre dalle ore 9.00 nella Sala Convegni di Villa Margherita.

Dopo il saluto delle autorità prenderà la parola il prof. Ottavio Bosello dell’Università di Verona a seguire il dr. Andrea Bolner, biologo di Villa Margherita, il prof. Giampietro Nordera, primario dell’U.F. di Neurologia di Villa Margherita e il dr. U. Caddeo della DNA22 di Bologna.

Dopo un breve coffee break sarà il momento della dr.ssa Manuela Pilleri, dell’U.F. di Neurologia della Casa di Cura ospitante, del dr. G. Pozzato della Telea di Vicenza, del cardiologo di Villa Margherita, il dr. Gian Marco Mosele e in chiusura la lettura magistrale di L. Donini dell’Università La Sapienza di Roma. 

Dopo il lunch si susseguiranno altri tre medici di Villa Margherita: il dr. Marco Bateni, primario dell’U.F. di Psichiatria, la dr.ssa Giulia Tognana, nutrizionista e il dr. Daniele Volpe primario dell’U.F. di Medicina Riabilitativa. Sarà poi il momento di M. Pavan, della Microlife di Padova, del prof. Francesco Marotta della Texas Women  University e del dr. Guido Giugni del Policlinico San Marco di Venezia.

Prima della discussione finale e della compilazione dei questionari ecm, per ricevere i sette crediti previsti, sarà proiettato dal dott. Federico Nordera di Villa Margherita, un breve video sugli aspetti logistici e il percorso diagnostico per la gestione dello stress ossidativo.

 

LINK ALL’EVENTO: casadicuravillamargherita.it/news.htm

ABSTRACT

Convegno Stress Ossidativo

CONVEGNO Stress Ossidativo dal Laboratorio alla Clinica

Convegno Stress Ossidativo

SABATO 12 SETTEMBRE 2015 C/O VILLA MARGHERITA

Puntuale come ogni anno arriva la terza edizione del ciclo di convegni scientifici sullo Stress Ossidativo. Anche per questa edizione, al Convegno Stress Ossidativo, a partecipazione gratuita,  saranno presenti i crediti ecm. A breve su questo sito sarà resa nota la modalità di iscrizione.

Premessa: Convegno Stress Ossidativo

Dalla respirazione polmonare ricaviamo l’ossigeno che, per via ematica, i globuli rossi portano alle cellule. A livello subcellulare, vi sono degli organuli chiamati mitocondri dove si svolge la respirazione cellulare. L’utilizzo cellulare dell’ossigeno è indispensabile per la vita, ma genera delle molecole instabili, dotate di un elettrone spaiato, i cosiddetti radicali liberi. Queste molecole, per recuperare l’equilibrio elettronico reagiscono con altre dando così origine a nuove specie instabili. Questo fenomeno è continuo e ubiquitario ed è capace di tradursi in danni ossidativi che possono alterare la struttura delle cellule. L’organismo è organizzato per difendersi da tale pericolo, mantenendo il sistema ossidazione anti ossidazione in equilibrio. Quando, però, l’attività ossidativa è elevata e le difese antiossidanti dell’organismo sono insufficienti a mantenere lo stato di equilibrio, può configurarsi una situazione di Stress Ossidativo. L’organismo è comunque organizzato per utilizzare tali radicali liberi, che assumono quindi importanti ruoli fisiologici nell’espressione del DNA, nel sistema delle difese atte a combattere batteri e virus e per stimolare le funzioni immunitarie. La natura ci ha dotati di sistemi di difesa endogeni, sia enzimatici sia con altre caratteristiche molecolari capaci di contrastare l’azione dei radicali liberi. Cruciali sono anche i sistemi esogeni, quali vitamine e specifici antiossidanti, che vengono assunti con gli alimenti. Quando lo stress ossidativo è prolungato, si possono configurare alterazioni cellulari anche irreversibili, che possono costituire il primum movens di patologie, specie di tipo cronico-degenerativo, che favoriscono e accelerano i meccanismi di invecchiamento, a loro volta correlati con il manifestarsi di malattie età-correlate, compresi i tumori. Questo convegno stress ossidativo vuole discutere le più recenti acquisizioni sui molteplici aspetti fisiopatologici e clinici dello stress ossidativo e degli stati morbosi ad esso correlati. Saranno, inoltre, portate all’attenzione generale diverse ipotesi di intervento atte a contrastare il pericoli indotti da un eccesso di radicali liberi, senza dimenticare l’importanza dell’alimentazione e dell’attività fisica come cause o protezione dallo stress ossidativo, con la finalità di prevenire e combattere molteplici stati morbosi, specie di tipo neurodegenerativo, e favorire un invecchiamento in salute.

Particolare attenzione sarà data alle peculiari capacità diagnostiche di cui è dotato il laboratorio di Villa Margherita, con relativa descrizione e dettagliata spiegazione del significato dei singoli indicatori di stress. Sarà infine illustrata la strategia operativa del CSOx (Centro per lo Studio e la Cura dello Stress Ossidativo) di Villa Margherita.

Il convegno stress ossidativo verrà realizzato con il contributo non condizionato di Chiesi Farmaceutici, Microlife e Named.

Programma: Convegno Stress Ossidativo

Convegno Stress Ossidativo

 

 

bevanda antiossidante

La bevanda antiossidante di tutti i giorni

Una bevanda antiossidante: il tè

Origini

Il tè è una bevanda che si ottiene mediante infuso o decotto ricavato dalle foglie di una pianta, la Camellia sinensis, che viene coltivata soprattutto in Bangladesh, Cina, India, Sri Lanka, Giappone e Kenya.

Bevanda Antiossidante , il tè

Anche se già noto (i primi riferimenti testuali certi sul consumo del tè in Cina risalgono al III° secolo), il tè è stato usato soprattutto a scopi medicinali fin dal X° secolo: ora è la bevanda più consumata in tutto il mondo. Il primo riferimento al tè in un testo europeo è contenuto nei resoconti dal veneziano Giovan Battista Ramusio, diplomatico della repubblica Serenissima nel XV secolo. Furono i Portoghesi a introdurre la bevanda in Europa, ma la prima importazione di cui si ha traccia è della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Il consumo sistematico in europa inizia nel 1600, soprattutto in Inghilterra.

I vari tipi di tè

Le foglie del tè arrivano dalla pianta Camellia sinesis: ci sono quattro tipi principali di tè: bianco, verde, nero e oolong. I neri sono tè “fermentati”, i bianchi i verdi sono tè “non fermentati” e gli oolong sono “semifermentati”. “Oolong” significa letteralmente “drago nero”; è un tè semiossidato prodotto in Cina e a Taiwan.

bevanda antiossidanteIl tè bianco si ottiene dalle gemme o dalle prime foglie della Camellia sinensis, che prima di essere leggermente lavorate vengono lasciate essiccare alla luce naturale del sole, così da prevenirne l’ossidazione. Il nome “tè bianco” deriva dalla sottile peluria bianco-argentata che ricopre le gemme ancora chiuse, peluria che conferisce alla pianta un aspetto biancastro. Questa bevanda antiossidante vera e propria non è bianca o incolore, ma di un color giallo pallido: è molto ricca di polifenoli e metilxantine, la cui concentrazione risulta maggiore nel tè bianco e nel tè verde rispetto al tè nero.

Il tipo di tè prodotto dalle foglie dipende da come le foglie vengono elaborate. Le foglie parzialmente fermentate producono tè oolong, le foglie fermentate producono il tè nero, mentre le foglie non fermentate danno tè bianco e tè verde. Tutti i tipi di tè a base di Camellia sinesis sono ricchi di antiossidanti flavonoidi.

Mentre il contenuto di flavonoidi totali nei vari tipi di tè è simile, le loro strutture chimiche sono diverse. Questo è principalmente legato al processo di ossidazione utilizzato nella produzione del tè, che nel tè nero converte i flavonoidi, come la catechina presente nel tè bianco e nel tè verde, in varietà più complesse. Nel tè verde la catechina costituisce circa 80%-90% dei flavonoidi totali, nel tè bianco oltre il 90%, mentre nel nero tè costituisce dal 20% al 30% dei flavonoidi totali. Il tè bianco e il tè verde hanno un elevato contenuto di vitamine e minerali: cinque tazze al giorno forniscono tra il 5% e il 10% del fabbisogno giornaliero di riboflavina, niacina, acido folico e acido pantotenico, oltre il 45% del fabbisogno giornaliero di manganese, 25% di potassio e 5% di magnesio. Dati epidemiologici (ma anche sperimentali) suggeriscono che il consumo di tè possa avere un effetto benefico sulla funzione cardiovascolare. Vi è chi sostiene che un elevato apporto di tè conferisce una protezione dal rischio di patologia cardiovascolare. Da uno studio prospettico su 37.514 soggetti dei Paesi Bassi, è emerso che il consumo di 4-6 tazze di tè al giorno è associato a riduzione del rischio di mortalità per patologia cardiaca.

Bevanda antiossidante

Il tè contiene caffeina, un alcaloide stimolante il sistema nervoso centrale, teanina, un amminoacido psicoattivo correlato alla glutamina, che può attraversare la barriera emato-encefalica. La teanina non è da confondere con la teina, sinonimo di caffeina. Il tè è ricco di catechina, un antiossidante presente soprattutto nel tè verde e nel tè bianco, teobromina e teofillina, due alcaloidi stimolanti, ed infine fluoruro. Gli effetti di questa bevanda antiossidante, dipendono dal tipo di tè e dalle modalità di infusione (temperatura e durata). Un’infusione breve (circa 3 minuti) estrae dalle foglie di tè soprattutto caffeina e ha proprietà stimolanti. Un’infusione più lunga (4-5 minuti) estrae anche acido tannico, che disattiva la caffeina perché si combina con essa, attenuando l’effetto stimolante.

bevanda antiossidante , il tè verde e bianco

E’ infine da segnalare il cosiddetto paradosso asiatico, il quale si riferisce alla bassa prevalenza di cardiopatie e tumori che si osserva in Asia (dove si registra il più elevato consumo di tè verde), nonostante l’elevato numero di forti fumatori.

Due parole, infine, per il cosiddetto tè rosso. Non si tratta di tè, ma di un infuso tratto dalle foglie di una pianta nota con il nome afrikaans Rooibos. La pianta cresce esclusivamente nella regione del Cederberg in Sudafrica; la bevanda ottenuta dalle foglie è da sempre usata dalle popolazioni locali. Sono invocate sue proprietà curative, legate in particolare alla presenza di antiossidanti; sono noti ben 25 polifenoli presenti nel Rooibos. Una delle principali differenze dal tè tratto dalla Camellis sinensis consiste nella assoluta mancanza di caffeina, che lo rende adatto a vari momenti della giornata e un impiego anche alla sera.

CSOx

Congresso Stress Ossidativo 27/09/14

video del congresso:

Congresso Stress Ossidativo

Slide Congresso Stress Ossidativo:

1) Lo stress ossidativo, un’introduzione prof. Ottavio Bosello

2) Il laboratorio, moderno ausilio per la diagnosi e il monitoraggio clinico dr. Andrea Bolner

3) Stress ossidativo e arteriosclerosi prof. Luciano Cominacini

4) Stress ossidativo e disturbi dell’alimentazione dr.ssa Giulia Tognana

5) Stress ossidativo e cuore dr. Gian Marco Mosele

6) Linee guida nutrizionali per la prevenzione e la cura dello stress ossidativo prof. Ottavio Bosello

7) Antiossidanti ed attività motoria nelle malattie neurodegenerative dr. Giampietro Nordera

8) Stress ossidativo, interventi antiossidanti e Sarcopenia prof. Francesco Marotta

8) Il CSOx di Villa Margherita dott. Federico Nordera

Scarica la brochure del CSOx

Brochure Centro Stress ossidativo

 

 

 

 

Grafice a cura di Officina11