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Stress Ossidativo CSOx

Rassegna Stampa – Stress Ossidativo CSOx Centro all’avanguardia…

Stress Ossidativo CSOx

Stress Ossidativo CSOx

 

Stress Ossidativo CSOx . Studiarlo per capire come prevenirlo e combatterlo potrebbe aprire vie nuove e rivoluzionarie nella medicina. A Villa Margherita, la casa di cura di Arcugnano, opera il CSOx, Centro per lo studio e la cura dello stress ossidativo , un “unicum” in Italia, voluto e creato dal dott. Giampietro Nordera, primario neurologo, per approfondire scientificamente e affrontare clinicamente il vasto ambito, appunto, dello stress ossidativo e delle sue ricadute fisiopatologiche.

Direttore è lo stesso dott. Nordera. responsabile scientifico è il prof. Ottavio Bosello docente universitario, geriatra e nutrizionista. Lo staff è, inoltre, composto dalla neurologa dott.ssa Manuela Pilleri, dal cardiologo Gian Marco Mosele, dal laboratorista dott. Andrea Bolner. Sono clinici esperti, i quali studiano e quantificano il bilancio ossidativo in condizioni normali e in svariate condizioni patologiche, come l’invecchiamento e l’attività fisico-sportiva.

La mission del CSOx è proprio quella di quantificare, curare e, se possibile, prevenire situazioni di stress ossidativo patologico, utilizzando gli indicatori laboratoristici per proporre corretti stili di vita, un’adeguata attività fisica, un’alimentazione controllata e un potenziamento della barriera antiossidante.

Ma cos’é lo stress ossidativo?. “E’ la conseguenza – spiega il prof. Bosello – dell’azione dannosa esercitata da una eccessiva quantità di radicali liberi sulle cellule e sui tessuti, una condizione che influisce sui meccanismi di invecchiamento e può innescare patologie di tipo cronico-degenerativo, inducendo un progressivo decadimento fisico e una serie di pericolose malattie”. Alla base lo stile di vita. Alimentazione e attività fisica rappresentano fattori di rischio ma anche armi importanti nel contrastare lo stress ossidativo. Ma andiamo più nel dettaglio.

Il termine stress ossidativo o “squilibrio Redox” indica l’insieme delle alterazioni che si producono nei tessuti, nelle cellule e nelle macromolecole biologiche quando c’è una abnorme esposizione ad agenti ossidanti. L’effetto è costituito da alterazioni metaboliche, che possono portare alla morte cellulare. A loro volta, i radicali liberi sono il prodotto di reazioni chimiche fisiologiche che utilizzano l’ossigeno. Sono molecole particolarmente reattive e altamente instabili che cercano di ritornare allo stato di equilibrio sottraendo ad altri atomi vicini l’elettrone necessario per pareggiare la propria carica elettromagnetica. Questo meccanismo dà origine ad ulteriori nuove molecole instabili, innescando una reazione a catena che, se non mantenuta entro valori “fisiologici”, può danneggiare le strutture cellulari.

L’attività fisica a livello estremo,  l’inquinamento ambientale e molte sostanze farmacologiche possono essere cause di sofferenza cellulare contro le quali l’organismo risponde con l’incremento di produzione dei radicali liberi.
 Esiste, quindi, una varietà di radicali che, se presenti in quantità eccessiva, diventano tossici per l’organismo e causano, come detto, l’invecchiamento e la morte della cellula. Una delle più importanti teorie chiamate a spiegare il processo di invecchiamento è proprio la “teoria dei radicali liberi”, proposta da Harman nel 1950. Essa suppone che la perdita di funzione cellulare età-correlata derivi dall’accumulo di questi radicali, a cui si associano ossidazione lipidica, ossidazione proteica e modificazioni ossidative a livello nucleare. Il danno causato è visto come fondamentale nel determinare la durata della vita, anche se alcuni scienziati optano per la teoria dell’“invecchiamento programmato”, in cui la senescenza è vista come la destinazione finale di un percorso evolutivo. Fondamentali sport e dieta. Il legame tra sport e stress ossidativo è proporzionale all’intensità dell’attività fisica.

Un corretto programma di attività fisica oppure un razionale allenamento muscolare genera un aumento moderato e di breve durata di radicali liberi, che può attivare meccanismi utili alla cellula per adattarsi e proteggersi dallo stress e migliorare le difese immunologiche dell’organismo. La dieta contribuisce in modo sostanziale all’insorgenza di molteplici malattie, specie degenerative, ed ai processi di invecchiamento. Una dieta corretta e con adeguato apporto calorico può esercitare un’efficace prevenzione, riducendo la produzione di radicali liberi e contrastandone gli effetti. Tra le sostanze alimentari che potenziano la barriera antiossidante ci sono alcune vitamine (C ed E), numerosi scavenger vegetali (carotenoidi, flavonoidi, fenoli) ed altre molecole di basso peso molecolare e meccanismo di azione solo parzialmente noto (quercitina, catechine, licopene, luteina, zeaxantina).

“La nostra ricerca – spiega il dott. Nordera – punta ad individuare quelle alterazioni che non sono riconoscibili dagli esami di laboratorio. Una nuova via prevede l’uso di alcuni integratori dove i farmaci si sono rivelati inefficaci. La speranza è di arrivare a trattamenti in grado di contrastare le malattie neuro-vegetative”. “Abbiamo in corso 5-6 progetti – spiega il prof. Bosello – anche per capire in quale misura lo stress ossidativo possa influire sul Parkinson e su altre patologie. Si è visto che l’alimentazione può modificare questo tipo di stress. In particolare si è notato come possa essere attenuato da un estratto di papaya essiccata e fermentata. Uno dei nostri studi punta a spiegare scientificamente quali siano i meccanismi che producono questi benefici. C’è un’azienda giapponese che la commercializza in tutto il mondo ma che non sa dare spiegazioni. Noi ci vogliamo arrivare come cerchiamo pure di capire il ruolo che può avere il microbioma, la parte genetica di quell’insieme di batteri che vivono nell’intestino in simbiosi con l’organismo e condizionano lo stato di salute, nella relazione che pare ci sia, come sostengono molti ricercatori, fra cervello ed intestino”.

28-02-2017 Il Giornale di Vicenza

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